martedì 27 dicembre 2011

AUTOPROGETTAZIONE?


Il libro è costituito da un progetto realizzato da Mari nel ’74 e rappresenta uno stimolo (e una provocazione) per legare la creatività alla capacità costruttiva di ognuno, seguendo e/o modificando la traccia data dai disegni progettuali di Enzo Mari per la realizzazione di una sedia, un tavolo, un armadio, un letto…
Il libro riprende la precedente pubblicazione “Proposta per un’autoprogettazione” curata dal centro Duchamp e stampata in occasione della mostra alla Galleria Milano, alla quale si aggiungono i testi dello stesso Mari a commento di quest’operazione, la documentazione di ciò che la prima uscita del progetto ha provocato (lettere, commenti, articoli), immagini, disegni e una riflessione sull’attualità della riproposta di oggi.

giovedì 22 dicembre 2011

"How To Build Your Own Living Structures" by Ken Isaacs

Check out this PDF version of the book ‘How To Build Your Own Living Structures’ by Ken Isaacs, published in 1974. This classic is about Isaacs’ Matrix Idea of building sustainable, eco-friendly, modular, flexible, multi-functional living structures which reconfigure the entire volume of a room, being bigger than furniture and smaller than architecture. The book explains how to make a variety of flexible experimental indoor interiors, storage units, and a flexible microhouse.

sabato 17 dicembre 2011

Interstizi

"Questo termine interstizio fu utilizzato da Karl Marx per qualificare delle comunità di scambio sfuggenti al quadro economico dell'economia capitalista, in quanto sottratti alle leggi del profitto: troc, ventes à pertes, produzioni autarchiche, etc. L'interstizio è uno spazio delle relazioni umane che, inserendosi più o meno armoniosamente e apertamente nel sistema globale, suggerisce altre possibilità di scambio che quelle che sono in vigore nel sistema."


Nicolas Bourriaud, Esthétique relationelle, Les presses du réel, Paris 2000, p. 16.

venerdì 16 dicembre 2011

Escritura Colectiva.






Dos mil fragmentos de memoria.
Buenos Aires
Centro Cultural Chacra de Los Remedios
Parque Avellaneda
10 dic 2011

Il progetto Escritura Colectiva, sviluppato nell'ambito delle attività programmate dalla regione Umbria in collaborazione con il Centro Umbro di Buenos Aires per la conferenza continentale dei giovani umbri di America Latina, ha indagato il tema dell'identità e del senso di appartenza in un luogo che per la sua particolarità è divenuto un caso esemplare e unico. In tutta la capitale argentina il Parque Avellaneda rappresenta un esempio ideale per ciò che riguarda l'integrazione culturale praticata attraverso l'espressione artistica in tutte le sue forme. Nell'area urbana del parco vivono diverse comunità che negli anni, grazie al lavoro svolto da alcuni volontari e il coordinamento dell'ufficio governativo 'Circuito dos espacios culturales', hanno trovato in questo spazio una sorta di 'terra franca' all'interno della quale è stato possibile superare divisioni e conflitti grazie alla possibilità, data con pari diritto a ogni gruppo di 'vesinos', di potervi rappresentare ed esprimere danze popolari, teatro di strada, arte visiva e plastica, festival musicali, ecc.
Il parco in questi anni è divenuto a tutti gli effetti una sorta di museo a cielo aperto attivo e partecipato, capace di ospitare, a fianco di nomi illustri del panorama artistico porteño, una costante attività di programmazione animata da gruppi e collettivi, tutti appartenenti all' area urbana locale.
Nella riunione di valutazione del progetto fatta con il gruppo di coordinatori, Marcelo Buzzurro, Ana Luz, Laura Romano, si è precisata l'idea più generale di sperimentare una forma di scrittura collettiva che potesse raccontare, in virtu della sua natura singolare, i diversi valori alla base del forte legame di appartenenza capace di unire comunità etniche tanto diverse.
Il lavoro fatto in questa fase ha precisato quindi l'idea di un laboratorio che potesse svolgersi lungo una intera giornata, coinvolgendo i visitatori del parco e al tempo stesso gli ospiti della conferenza continentale dei giovani umbri che sarebbero arrivati da ogni parte dell'America Latina.
Il punto, in questo tipo di progetti, sta sempre nel determinare e porre sul medesimo piano, azione partecipativa e risultato visivo; due livelli di lettura che devono crearsi vicendevolmente ed essere immediatamente disponibili alla visione. In altre parole, il racconto del processo e del progredire dell'opera è in questo caso altrettanto importante dell'opera stessa. La presa di conoscenza e il 'possesso' di regole comuni di partecipazione e trasformazione di uno spazio 'artistico', determinano in tutti i partecipanti un livello superiore di consapevolezza circa il proprio spazio di azione e capacita espressiva.
L'azione in questo caso ha riguardato uno spazio ricavato all'interno di un edificio che è a tutti gli effetti il cuore delle attività del Centro Culturale. La Casona del Olivares. Una grande villa la cui costruzione risale ai primi anni del '900 e che oggi è adibita ad ospitare esposizioni e laboratori. In particolare il desiderio dei coordinatori era quello di creare un'installazione in una stanza precisa della casa, la sala cosiddetta della memoria.
L'obiettivo era trasformare questo spazio in un grande libro aperto, capace di modificarsi in continuazione ogni volta che fosse stato visitato, e di rigenerare la 'memoria' connessa all'identità del parco come ciclo evolutivo.
Qui abbiamo allestito una parete coperta interamente da pannelli modulari, dipinti con un colore caratteristico di questa architettura. Sulla nuova parete è stata creata poi una griglia regolare di chiodi di appendimento. Su questi, ogni partecipante ha appeso il proprio contributo al progetto: cinque parole chiave, riguardanti la propria identità, origine e memoria connesse allo stesso luogo di vita, scritte su un cartoncino di 13 x 13 cm, consegnato loro da un gruppo di ragazzi formati per l'occasione e dediti a spiegare le regole di partecipazione al progetto. .
Lungo tutta la giornata abbiamo avuto all'incirca 200 interventi, la parete si è via via completata ed è stato interessante notare come molti dei visitatori, una volta scritto e appeso il proprio cartoncino, si facessero ritrarre di fronte a questo e a tutta la parete, come se immediatamente quelle parole scritte fossero già esse stesse un nuovo 'luogo' identitario. La mappa testuale che si è costruita poteva essence letta come una strutturali sinottica, cercando parole da sinistral a destra, ma anche all'opposto, così come dal basso verso l'alto e viceversa. L'esistenza e quindi la scoperta di ricorrenze di una stessa parola, ha determinato una sorta di gioco di navigazione intra-testuale per mezzo del quale la dimensione individuale di ogni partecipante acquisiva consapevolezza di essere anche collettiva.
Abbiamo tutti scritto un unico racconto, obbligandoci a una regola di sintesi di fronte alla quale si è reso necessario un tempo di pensiero per non lasciare parole che ritenessimo importanti e salienti. Quel racconto non si è concluso in un giorno, quella parete continuerà a raccontare la narrazione che in quel luogo si determinerà attraverso un processo di accumulazione in continua mutazione.

martedì 13 dicembre 2011

GRAFIK R.I.P

Il magazine Grafik ha cessato la propria pubblicazione
Design Observer pubblica un intervento di Rick Poynor a riguardo.
Lo trovate qui.


lunedì 12 dicembre 2011

AN ANECDOTED TOPOGRAPHY OF CHANCE


In 1962 after a conversation with the poet Robert Filliou, Fluxus artist Daniel Spoerri mapped the objects lying at random on the table in his room, adding a rigorously scientific description of each. These objects subsequently evoked associations, memories, anecdotes; not only from the original author, but from his friends as well: a beguiling creation was born. Many of the principal participants of FLUXUS make an appearance (and texts by Higgins, Jouffroy, Kaprow, Restany, and Tinguely are included, among others). It is a novel of digressions in the manner of Tristram Shandy or Robbe-Grillet; it's a game, a poem, an encyclopaedia, a cabinet of wonders: a celebration of friendship and creativity.

DANIEL SPOERRI




Artist, dancer and later, restaurant manager, Daniel Spoerri is most known for his “snare pictures.” He defined them as “objects, which are found in randomly orderly or disorderly situations, are mounted on whatever they are found on (table, box, drawer, etc.) in the exact constellation they are found in(…). By declaring the result to be a tableau, the horizontal becomes vertical. For example: the leftovers of a meal are mounted on the table and the table is then hung on a wall (…)”.

venerdì 9 dicembre 2011

JIM HAYNES — UN UOMO CHE HA CAPITO TUTTO


Lo scrittore che invita a cena sconosciuti. Da 32 anni
"Every week for the past 30 years, I've hosted a Sunday dinner in my home in Paris. People, including total strangers, call or e-mail to book a spot. I hold the salon in my atelier, which used to be a sculpture studio. The first 50 or 60 people who call may come, and twice that many when the weather is nice and we can overflow into the garden.
Every Sunday a different friend prepares a feast. Last week it was a philosophy student from Lisbon, and next week a dear friend from London will cook.
People from all corners of the world come to break bread together, to meet, to talk, connect and often become friends. All ages, nationalities, races, professions gather here, and since there is no organized seating, the opportunity for mingling couldn't be better. I love the randomness..."

Parola di Jim.

giovedì 1 dicembre 2011

Per la lezione di venerdì 02 dicembre invitiamo tutti a portare con sè la propria tazza.

"Vorrei che esistessero luoghi stabili, immobili, intangibili, mai toccati e quasi intoccabili, immutabili, radicati; luoghi che sarebbero punti di riferimento e di partenza, delle fonti:
Il mio paese natale, la culla della mia famiglia, la casa dove sarei nato, l'albero che avrei visto crescere (che mio padre avrebbe piantato il giorno della mia nascita), la soffitta della mia infanzia gremita di ricordi intatti...

Tanti luoghi non esistono, ed è perché non esistono che lo spazio diventa problematico, cessa di essere evidenza, cessa di essere incorporato, cessa di essere appropriato. Lo spazio è un dubbio: devo continuamente individuarlo, designarlo. Non è mai mio, ma mi viene dato, devo conquistarlo".

Georges Perec, Specie di Spazi